la locandina de Una bella giornata

Regia: Gennaro Nunziante

Con: Checco Zalone, Tullio Solenghi, Rocco Papaleo,Nabiha Akkari, Annarita Del Piano, Ivano Marescotti

Trama: Checco, grazie alla raccomandazione di un vescovo, viene assunto, dopo aver fallito per tre volte il concorso per entrare nell’Arma, come vigilante presso la curia milanese. Dopo vari disastri finisce a guardia della ‘Madonnina’ e, per questo suo ruolo viene avvicinato dalla bella Farah, che quel simbolo vuole distruggere….

Secondo passaggio nel mondo della celluloide per Checco Zalone, e nuovo, eclatante, centro per il comico più interessante ed originale del panorama italiano.

Se l’intimista e ‘fracassone’ ‘Cado dalle Nubi’, poteva sembrare un casuale successo, sulla scia delle performances televisive, la sua seconda opera testimonia invece un coraggio ed un’originalità, nelle scelte e nelle tematiche, che esalta il suo approccio personale al mondo del cinema.

La sua colonna sonora certo esalta, con pezzi originali ed esilaranti, i passaggi più importanti del film, ma è proprio il tipo di comicità, coraggiosa e mai volgare, a colpire lo spettatore, trascinandolo in un mondo ‘ordinariamente’ normale, quasi banale, ma estremamente divertente.

checco al bar con farah e giovanni

Checco raggiunge il suo obiettivo portando in scena il ‘se stesso’ deteriore, quello per intenderci, che rappresenta un po’ il peggio del “buon uomo” italiano, ma lo fa sempre con quella delicatezza ‘soft’ che se da una parte conferma certo un che di geniale, dall’alta gli permette di conquistare a sè tanto la critica, quanto il pubblico, relegando in subordine,le pur presenti debolezze nella costruzione del film.

E’ fin troppo naturale saltare al paragone con le maschere celebri di un certo cinema comico europeo, idiota come e più del celebre Ispettore Clouseau, tanto ingenuo da far sembrare quasi furbo anche l’impacciatissimo Mr. Bean, ma nel contempo appare anche molto vicino ad una qualsiasi maschera da commedia dell’arte, attualizzata e modernizzata laddove porta in scena l’italiano medio, più banale ed ordinario, dei giorni nostri.

Ma Zalone, sotto l’apparente levità del costrutto,  non conosce timore nè tanto meno pudore, quando si scaglia, ad esempio, contro le missioni di pace, incarnate dal padre soldato, eternamente in missione di pace (uno straordinario ed esilarante Rocco Papaleo),  così come contro la Chiesa ed il clero, nelle scene che fanno il verso ad ‘angeli e demoni’ di “don Brown”, quando si aggira negli oscuri corridoi della curia milanese.

marescotti e solenghi

Che Bella Giornata si discosta dunque nettamente da Cado dalle nubi, non si cerca infatti di cavalcare un setting vincente, riproponendo in salsa diversa gli stessi ingredienti di successo, ma si riparte da zero con idee ed approccio diversi.

Il risultato finale ci permette di salutare la nascita di un talento intelligente che non prende in giro il proprio pubblico tentando di somministrargli una minestra riscaldata, ma elevandolo a vero target del proprio lavoro, il pretesto dell’Islam non è forma di ‘ruffianeria’, quanto piuttosto uno specchio fedele ma impietoso dei vizi di una società vuota e ricca di pregiudizi e luoghi comuni.

checco e papaleo

I panni vestiti, quelli dell’agente di sicurezza, permettono di inserire il ‘nostro’ idiota del villaggio nel cuore delle relazioni istituzionali, discostandosi così dalla sfera familiare e privata del primo film, senza perdere la carica eversiva, quasi disintegrante, del protagonista in quanto elemento “socialmente scorretto” .

La bella fotografia esalta la campagna e le tradizioni di una Puglia, forse un po’ stereotipata, ma profondamente calda, mentre è da godere la festa di battesimo in mezzo ai trulli, con la Band rock costretta, sul palco, a riproporre tutto il reperterio melenso e ‘usuale’ di certa tradizione melodica nazional-popolare.

Naturalmente la pellicola non lesina le battute e le situazioni divertenti, che strappano grasse e convinte risate, rifuggendo dalla tentazione di scatenare la ‘naturale’, scontata, risata ricorrendo a parolacce e atteggiamenti volgari.

In attesa dei nuovi capitoli che Checco ci regalerà, sicuramente, negli anni a venire, non mi resta che invitarVi ad andare a passare due ore spensierate vedendo ‘Che bella giornata’…

Trama: ***

Sceneggiatura: ****

Fotografia: ****

Colonna sonora: ****

Impressione generale: ****

la locandina de la banda dei babbi natale

Regia: Paolo Genovese

Con: Aldo Baglio , Giacomo Poretti, Giovanni Storti, Angela Finocchiaro, Cochi Ponzoni

Trama: tre amici, nella notte di Natale, sono sorpresi ed arrestati dalla Polizia, arrampicati al muro di una casa, in abiti da Babbo Natale. In commissariato, sottoposti ad interrogatorio, ricostruiranno le loro vite, piene di situazioni originali…..

Dopo il clamoroso flop de ‘Il Cosmo nel comò’ il trio più amato dagli italiani ritorna ad allietare il Natale degli spettatori con una commedia dai toni leggeri, accattivante e divertente, mai sopra le righe.

Costruito da Paolo Genovese, richiamandosi al miglior Tarantino de ‘Le Iene’ o de ‘I soliti sospetti’, la storia parte dalla fine ricostruendo il passato dei tre protagonisti con una serie di Flash back che ci permettono di entrare nell’io, invero piuttosto bizzarro, dei nostri tre eroi.

la foto segnaletica di giacomo

A fare da collante allo story board ci pensa poi il ’commissario Bertetti’, una strepitosa Angela Finocchiaro, ben spalleggiata da un improbabile aiutante, l’imbranato Giovanni Esposito, che conducendo ‘inflessibilmente’, si fa per dire, interrogatorio conduce tra passato e presente i tre amici.

una scena culinaria

Sfondo del film è una Milano, quasi disabitata, resa magica e, quasi surreale, da una copiosa, ‘finta’,  nevicata e sublimata dalle suggestive canzoni di Mina, che diventa ‘volontaramente’ teatro delle improbabili tragicomiche avventure di tre eterni Peter Pan, diversamente complessati, ma, in fondo, incapaci di crescere.

una scena del film

E’ dunque con lieta soddisfazione che possiamo godere nuovamente della verve del trio, che il regista riesce a svincolare dagli abituali clichè, resistendo alla tentazione di portare sullo schermo la solita ‘sicura’ serie di gag, fin troppo usate ed abusate, di sicuro, ma bolso e stantio impatto, per una comicità naturale, più sobria e spontanea, e per questo più apprezzata, che rende il film estremamente godevole e piacevole.

La banda dei Babbi Natale è dunque una bella commedia, garbata e di buoni sentimenti che (ri)conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, l’esistenza di Santa Claus, ma soprattutto di un trio ancora ‘in gamba’.

Trama: ***

Sceneggiatura: ****

Fotografia: ****

Colonna sonora: ****

Impressione generale: *** 

la locandina de the tourist

Regia:  Florian Henckel von Donnersmarck

Con: Angelina Jolie,  Jonnhy Deep, Christian De Sica, Raul Bova, Paul Betany, Timoty Dalton

Trama: Una misteriosa ed affascinante donna, Elise, vive costantemente sorvegliata dall’Interpol, che cerca di arrivare, tramite lei, ad un pluri-ricercato criminale. Una lettera recapitata in un Dehors di Parigi, spinge Elise verso Venezia, ma nel viaggio in treno irrompe nella sua vita on oscuro professore di matematica, Frank, che diverrà ben presto ricercatissima preda di una pericolosa caccia….

 

Preceduta da un battage pubblicitario, iniziato già in piena estate, questa pellicola, che mette insieme due dei più acclamati sex-simbols dello star system holliwoodiano, lascia in verità molto perplessità.

una coppia da sogno

La storia che fa il verso a tante avventure di ‘bondiana’ memoria, è infatti piuttosto esile e, ahinoi, fin troppo prevedibile negli esiti finali per funzionare come thriller.

Per carità non mancano inseguimenti, colpi di scena e qualche battuta felice qua e là, ma sono troppo centellinate per far elevare la storia da un elegantissima maniera.

L’idea che si fa lo spettatore meddio è quella che la produzione abbia pensato di mettere insieme due bellissimi, di calarli in due locations da sogno, Parigi e Venezia, contornandoli magari di qualche buon caratterista, anche locale, Frassica, De Sica, Bova, di cucirgli intorno una storiella pseudo intrigante e , quasi naturalmente ne sarebbe scaturito il classico, inevitabile, blockbuster.

Invece il film non si eleva mai da un’arurea, elegante e patinata maniera, le due città, da co-protagoniste, si trasformano in cartoline in movimento, quasi più idonee ad uno spot delle locali pro-loco che non ad ambienti vivi e pulsanti.

una venezia da cartolina

Nel lusso delle mise di una Angelina Jolie, sempre più eterea, nella sua algida e patinata bellezza, che trasmette classe e charme, ma non certo calore e passione, si arriva lentamente al colpo di scena finale, che però stupisce e sorprende solo i meno attenti, regalando un finale che riciama qualche Bond d’annata.

una affascinante eterea angelina jolie

Johnny Deep, privo di travestimenti e forzature, sembra in verità un po’ imbolsito, quasi allo scopo di mettersi un passo indietro per lasciar rifulgere a pieno la luccicante bellezza della Jolie, tanto che la sua progressiva evoluzione, da impacciato professore ad affascinante Robin Hood, passa quasi inosservata, soffocata da eventi, talvolta poco credibili, che conservano sempre al centro la Jolie.

un appesantito jhonny deep

Dopo la splendida riuscita del capolavoro ‘La vita degli altri’ il regista von Donnersmarck fa un brutto passo indietro, incapace di gestire una storia non troppo originale, finisce prigioniero di tutti i clichè del genere, non riuscendo così a trasformarla in una pellicola memorabile, ma neppure discreta.

Trama: **

Sceneggiatura: **

Fotografia: ***

Colonna sonora: **

Impressione generale: **  

la locandina de natale in sudafrica

Regia: Neri Parenti

Con: Christian De Sica, Massimo Ghini, Belen Rodriguez, Giorgio Panariello, Max Tortora, Barbara Tabita, Serena Autieri, Laura Esquivel.

Trama: In Sud Africa, per le rituali vacanze di Natale si intrecciano le vicende di un gruppo di personaggi, variamente assortiti, che finiscono per combinare una serie di guai, in situazioni improbabili e vagamente comiche….

 

Puntuale come la neve d’inverno, anche quest’anno, la premiata ditta De Laurentis – Parenti – De Sica, fa trovare, sotto l’albero, agli spettatori italiani  l’immancabile, ennesimo,  cinepanettone della sterminata serie, che, come sempre, riempie le sale e fa incassare decine di milioni al produttore napoletano.

fratelli contro de sica e tortora

Ci chiediamo ancora una volta, oggi come l’anno scorso e come l’anno prossimo, in che considerazione sia tenuto l’intelletto dello spettatore medio da questi furbi cineasti, incalliti ed insistenti, che si ostinano a riproporre, anno dopo anno, un prodotto sempre uguale a sè stesso, messo insieme con sceneggiature sbrigative e prive di inventiva ed originalità, e recitato ormai quasi con piglio ‘idustriale’.

L’unica variabile delle pellicole, che si alternano di anno in anno, sono la location, che in questo caso, complici i recenti mondiali di calcio, è il ‘selvaggio’ Sud Africa, le musiche, che sono gli immancabili successi commerciali del 2010 e la compagnia di professionisti che recitano sullo schermo.

tra gli indigeni

Così accanto all’istituzione De Sica, apparso questa volta meno in palla del solito, forse perchè il personaggio che gli è stato ritagliato è meno ‘suo’, non il solito marito fedifrago e pasticcione insomma, e all’abituale Massimo Ghini, ma perchè sprecare il suo talento per diventare un protagoniosta seriale di cinepanettoni?!, ecco le immancabili new entry: Belen che rifulge in tutto il suo splendore, svelando le sue ‘doti’ in tutta la loro prorompente fisicità, Giorgio Panariello, che ripete sè stesso nel ruolo di toscanaccio molto carnale ed ossessionato dalla…’carne’ e Max Tortora, reduce dai successi dei Cesaroni, che esporta anche qui l’Ezio pasticcione che siamo abituati a conoscere nella saga televisiva, Serena Autieri e Barbara Tabita, bellone maggiorate di turno, che cercano di attirare ‘tifosi’ con i loro dialetti improbabili.

una splendida belen rodriguez

A parte la trama che lascia un po’ il tempo che trova, lo story board sembra quasi riproporre una versione moderna, riveduta e corretta, di ‘Oggi le comiche’, con una sequenza di scenette tra il grottesco e lo sguaiato, che si affaldellano senza soluzione di continuità, ma soprattutto, e qui siamo alla cosa davvero grave, senza strappare risate convinte e numerose, ma meri sorrisi abbozzati e scontati.

Insomma, Belen a parte, un film da vedere solo per poterne poi sparlare e nulla più….

Trama: *

Sceneggiatura: *

Fotografia: ***

Colonna sonora: ***

Impressione generale: *

la locandina de 'a natale mi sposo'

Regia: Paolo Costella

Con: Elisabetta Canalis, Vincenzo Salemme, Massimo Boldi, Nancy Brilli, Enzo Salvi, Teresa Mannino

Trama: Gustavo, cuoco milanese che gestisce una trattoria molto alla buona a Roma, per un inrevento ‘interessato’ del figlio adolescente Fabio, è chiamato ad organizzare il pranzo di nozze a Saint Moriz di Chris, figlia di una coppia di parvenues, vecchia fiamma del ragazzino. Nell’atmosfera natalizia, chic e lussuosa, della suggestiva località svizzera irrompe una serie di personaggi di bubbia moralità e modo poco urbani che trasformerà l’evento in un ‘continuum’ di disastri…

Il buon Boldi cerca di anticipare sul tempo tutti i cinepanettoni della stagione, mettendo insieme un cast variegato, e anche importante, che però viene messo nelle condizioni peggiori per recitare.

Il copione è un deja vu, proposto e riproposto in tutte le salse da anni e anni, la storia è talmente banale e insipida, che dopo pochi minuti non interessa più a nessuno, soffocata, nella sua scontata ed inevitabile conclusione, da una serie di battute e situazioni volgari e sciatte, nello squallore più assoluto.

salemme e boldi

Il fatto che il film, a domenica 12 dicembre, abbia incassato oltre 7 milioni e mezzo di euro, è motivo di per sè probante del fatto che nel nostro paese si possano continuare ad ideare e a girare pellicole di tal guisa, in cui lo spettatore è considerato come acquirente di un biglietto, cui propinare il peggio del genio creativo, senza porsi nessun dubbio su quale dovrebbe essere il fine ultimo e primo di un film, a parte incassare naturalmente.

Siamo infatti di fronte ad una commediola elevata alla massima potenza che si affida, come spesso capita in questi casi, al solito clichè di una comicità, facile e banale, che dovrebbe scaturire dalle differenze geografico – dialettali dei protagonisti, di origine in gran parte televisiva, Salemme, Ceccherini, Salvi, Mannino, Canalis.

elisabetta canalis

A Natale mi sposo prova a introdurre qualcosa di nuovo trasferendo baracca e burattini in montagna, ma c’era già il precedente dei vari ‘Vacanze di Natale’ ed inserendo nello story board la storia mocciosa – sentimentale, modello ‘Tempo delle mele’ che dovrebbe sedurre i giovanissimi.

Ma variando entità ed ordine degli addendi sia il capocomico, uno stanco e ripetitivo Boldi, sia i vari gregari, cucinano un prodotto senza alcun appeal, che contempla inevitabilmente la propria razione di  tette e culi, puzze e rutti.

salemme e brilli

La trama sentimentale, affidata all’interpretazione degli acerbi e poco partecipi Lucrezia Piaggio e Jacopo Sarno, naufraga fin da subito, nel più totale disinteresse dello spettatore.

I vari comici, che fanno corona e colore, procedono ognuno seguendo il proprio copione, come se recitassero le loro solite trite e ritrite gag, passate decine di volte in tv, conquistando le inevitabili, sguaiate risate, quasi per riflesso autonomo. 

Privo di qualsiasi dignità espressiva, di interesse sociologico, affossato da un copione e da una recitazione dozzinale, il film fallisce nel tentativo di portare aria nuova nel panorama comico natalizio del Bel Paese.

Lo scioglimento degli equivoci, degli adulteri, degli scambi di persona e delle differenze economiche e sociali avverrà senza sorpresa nel soggiorno montano e dentro un bianco Natale.

In conclusione un film che non soddisfa neppure i palati meno esigenti.

Trama: *

Sceneggiatura: *

Colonna sonora: **

Fotografia: **

Impressione generale: *

la locandina de la donna della mia vita

Regia: Luca Lucini

Con: Alessandro Gassmann, Luca Argentero, Valentina Lodovini, Stefania Sandrelli

Trama: Una madre, ex annunciatrice tv con due matrimoni alle spalle, racconta al nipotino la sua storia e quella di mariti e figli, soffermandosi particolarmente su questi due, diversissimi tra loro, in quanto di padri diversi, fisicamente e caratterialmente. Sarà una donna che, amata da entrambi, li metterà di fronte a sè stessi e disvelerà il loro vero io, con tanto di colpo di scena finale…

Una storia di ordinaria quotidianità che ha come tema centrale l’amore ed i rapporti interpersonali, estremente variabili e suscettibili di repentine ed improvvise mutazioni.

Uscito quasi in contemporanea con il film di Woody Allen, ‘Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni’, ne ripercorre in parte le tematiche, ma in una chiave diversa, più vicina al modo di approcciare la vita e i rapporti tipica degli italiani.

C’è infatti la mamma, Alba,  una bravissima Sandrelli, affettuosa all’estremo, tanto da voler indirizzare comportamenti e scelte di marito e figli, ma che finisce per perdere di vista la realtà combinado più guai che altro.

E poi ci sono i due figli, profondamente diversi, quasi in antitesi l’uno con l’altro,  Giorgio, il maggiore, affermato professionista, sposata, don giovanni incallito, e Leonardino, il minore, insicuro, depresso e troppo sensibile, tanto da tentare il suicidio per una donna.

fratelli in competizione

Il ciclone che cambierà per sempre la vita di tutta la famiglia è Sara, che prima è amante, appassionata e caliente di Giorgio, poi fidanzata dolce, e monacale quasi, di Leonardino, attorno a lei e per lei tutto cambierà, arrivando addirittura ad un inatteso e clamoroso scambio di ruoli.

la donna contesa

Nella figura della mamma italiana, chioccia e al contempo falsa, che si è sostituita alla natura e alla verità in nome del presunto bene di tutti, c’è il vero scoppiettante centro d’interesse del film, tanto dolce ed affettuosa, quanto diabolica e decisa.

La ‘donna della mia vita’ conferma senza ombra di dubbio le capacità istrioniche di Argentero e di Gassman, notevoli, nelle loro interpretazioni, ondivaghe e sempre convincenti, mentre contiene non poco lo spazio d’azione della Lodovini, che parla più con gli occhi che con la bocca, e questo dispice davvero, perchè sembra un’occasione un po’ persa.

una scena bollente

L’interrogativo vero è alla fine se il fulcro del film è nell’evoluzione del rapporto tra i fratelli, con il ribaltone di ruoli finale, o, non piuttosto il sacrosanto dubbio che  non sono i genitori a far da spalla e da sfondo alla vicenda sentimentale dei figli, quanto piuttosto il contrario, tanto da poter chiedersi se alla fine la donna della vita, di tutti quanti, nel bene e nel male, non sia prioprio la mamma?!

Un film in definitiva leggero, ma apprezzabile e divertente, costruito secondo canoni precisi, che si chiude con un coup de theatre, immaginabile, ma neppure così tanto….

Trama: ***

Sceneggiatura: ***

Colonna sonora: ***

Fotografia: ***

Impressione generale: ***  

la locandina de incontrerai l'uomo dei tuoi sogni una scena

Regia: Woody Allen

Con: Anthony Hopkins, Antonio Banderas, Gemma Jones, Paulina Collins, Josh Brolin, Frida Pinto.

Trama: Helena è abbondanata dal marito, Alfie, che non vuole accettare l’arrivo della vecchiaia, dalla figlia Sally, a sua volta in crisi con il marito Roy, uno scrittore di successo che ha perso la vena creativa dopo il primo libro di successo, è indirizzata verso una maga che pian piano la indirizza verso l’occulto, allontanandola dai suoi cari. Alcune coppie scoppiano, altrettante se ne formano, ma…..

 

Nuovo capitolo della sconfinata filmografia di Woody Allen, che dopo la fortunata parentesi Newyorchese di ‘Basta che funzioni’, ritorna in Europa, nell’ormai classica Londra per ambientare  questa storia, molto british nei dialoghi, nelle situations e nello humour.

 

Ancora una volta il tema dominante è, tanto per cambiare, l’amore, visto dai protagonisti, trasposizione dell’autore, come una necessaria ed inevitabile panacea ai mali del vivere quotidiano.

Nessuno dei protagonisti accetta, per un motivo o per l’altro, la sua attuale condizione, sentendosi prigioniero di un menage familiare, non più gratificante ed esaustivo, da qui la crisi delle varie coppie: Helena ed Alfie, Roy e Sally, Dia e Alan, che danno il là alla nascita di nuove coppie: Roy e Dia, Charmaine e Alfie, Helena e Jonathan e ad altre mancate: Sally e Greg.

incontrerai l'uomo dei tuoi sogni una scena 3

La morale sembra essere quella che le diverse età finiscono per confrontarsi con un bisogno di qualcosa esemplificato con la parola ‘amore’ ma di cui, se richiesti, non saprebbero dire il significato. Non potendo sfuggire a questa esigenza ognuno cerca di trovare delle soluzioni che finiscono però per rivelarsi aleatorie e transitorie anche se tutti, in cuor loro, vorrebbero che fossero ‘per sempre’. Ma il ‘per sempre’ non esiste nell’universo del regista.

incontrerai l'uomo dei tuoi sogni una scena

Ecco dunque che ciascuno prova a rimediare alla propria solitudine come gli capita e come sa e non ha neppure bisogno di essere perdonato per questo. 
Insomma niente di nuovo sul fronte Allen, siamo alle solite, l’anziano regista continua a parlare di amore e sesso, poco in verità, visto dal suo punto di vista, senile, ma non disincantato, in una sorta di panegirico dell’ovvio.

incontrerai l'uomo dei tuoi sogni una scena 2

Il ritmo del film è lento, i dialoghi non proprio originali, anche se sofisticati, come gli ambienti, ma alla fine tra qualche risata, in verità pochissime, si arriva alla fine nell’attesa che finalmente scaturisca la scintilla che tutto sistema, invece, a sorpresa, in luogo dell’attesa soluzione delle varie storie, arrivano i titoli di coda, lasciando lo spettatore costernato, sorpreso e, in verità piuttosto deluso.

Rispetto agli ultimi film dunque certamente un bel passo indietro, l’età sembra proprio iniziare a pesare sulla creatività e la genialità di questo regista, che pare aver perso smalto e cose da dire, se non le trite e ritrite  banalità sulla vita di coppia e la ricerca di appagamento sentimentale, e poi quel finale non finale, per carità…..

Trama: **

Sceneggiatura: **

Colonna sonora: ***

Fotografia: ***

Impressione generale: ** 

la locandina de the social network

Regia: David Fincher

Con Jesse Eisenberg, Justin Timberlake, Andrew Garfield, Armie Hammer, Max Minghella

Trama : Mark è uno studente di Harward, mago di informatica, dopo essere stato mollato dalla sua ragazza, si inventa, in una notte di alcol e follia, un sito, facemash, che  sarà l’antenato del re dei social network: Facebook.Questa è la storia di come è nato, si è sviluppato e diffuso il fenomeno informatico del terzo millennio, ma è soprattutto la storia di coloro che lo hanno ideato, delle loro battaglie, dei loro litigi, dei loro tradimenti…

Il tanto atteso film sulla genesi di Facebook è dunque arrivato anche in Italia, dove sono oltre 17 milioni gli iscritti al network/nazione, che ha ormai superato i 500 milioni di iscritti in tutto il mondo, facendone il terzo ‘stato’ più popoloso della terra.

Il taglio dato dallo sceneggiatore Aaron Sorkin, che si ispira al libro di Ben Mezrich “The Accidental Billionaires”, è senz’altro quello di tante celebri biografie di personaggi più o meno noti, e in questo caso siamo di fronte alla storia del co-fondatore di Facebook Mark Zuckerberg, del suo amico e socio Eduardo Saverin e di tutti coloro che in qualche modo sono stati coinvolti nella genesi di quello che è senza dubbio il regno della realtà virtuale/reale del XXI secolo: Facebook.

La storia viene raccontata con lucida spietatezza, in modo direi ‘politically correct’ permettendoci di conoscere tutti i punti di vista della storia, quello di Zuckerberg, il ragazzo prodigio che in una notte inventa un network che coinvolge subito centinaia di studenti, quello del suo socio “tradito” Saverin, e quella dei due fratelli Winklevoss, che avevano commissionato a Zuckerberg una prima idea di social network universitario.

i piccoli geni di harvard

Attraverso le gesta dei ‘nostri eroi’ Sorkin cerca di dare una lettura sociologica a questo fenomeno del XXI secolo, la creazione di un mondo digitale appunto, che non è realtà nel vero senso della parola, ma non è neppure realtà completamente virtuale, ma una sterminata rete mondiale in cui una intera società multietnica si è trasferita, mettendo a nudo sè stessa, raccontando il proprio io per entrare in contatto con gli altri.

Il vero dubbio è se questa realtà altra, possa davvero essere parte, ed interagire con quella vera, o piuttosto non un comodo ed indolore modo  per evitare di rapportarsi davvero con gli altri.

Il regista David Fincher ha invece una lettura più intimista: Mark Zuckerberg, l’uomo che ha dato alla parola “amico” un altro significato, più allargato e lieve, alla fine della sua ascesa economica e sociale è solo. Chi ha ideato il network della socialità per eccellenza è una persona socialmente inabile, anche per i bassi standard dei nerd accademici, e una delle spinte più forti nella sua corsa non è stato tanto il desiderio di arrivare, quanto la frustrazione sociale.

mark in azione

La tecnica narrativa di cui si avvalgono sceneggiatura e regia è multipiano, si racconta il presente attraverso le udienze legali in cui tutti i protagonisti sono impegnati per la proprietà di marchi e idee, il passato attraverso flashback su come si è arrivati a quel punto e il futuro attraverso i temi lasciati nel dubbio.

En passant il film è anche uno spaccato di quella che è stata una fase ‘folle’ dell’economia mondiale, il periodo della tanto decantata New Economy, in cui i geni dell’informatica con la giusta idea sono diventati miliardari, fondando megasocietà e digitalizzando l’intera società, che hanno visto in Bill Gates il loro padre.

Bravo il gruppo degli attori, su tutti Jesse Eisenberg, che ci regala l’immagine di un Mark Zuckerberg  musone, perennemente serio, incapace di sorridere e di manifestare compiutamente le sue intime emozioni, una sorta di ‘cattivo ragazzo,’ cha passa attraverso tutta la gamma di sentimenti espressi (la passione, l’ira, la vendetta, ecc..) e inespressi (il bisogno di comunicare e condividere), tratteggiandolo quasi come una sorta di romantico ‘gangster’, una sorta di digitale “public enemies”, modello anni trenta, che appare quasi come un eroe tragico, quello di cui “innamorarsi” ma che alla fine cade inevitabilmente ucciso

i protagonisti de the social network

Da sottolineare la ricostruzione di ambienti e costumi della Boston universitaria e della Silicon Valley dei manager-ragazzini di quegli anni, la musica, le mode, i costumi che hanno segnato un’epoca che ha aperto la strada alla società che stiamo oggi vivendo.

Da non perdere per tutti gli iscritti al Network e per chiunque altro voglia riflettere sull’oggi….

Trama: ***

Sceneggiatura: ****

Colonna sonora: ****

Fotografia: ****

Impressione generale: ****

I 32.000 spettatori che affollano l’Artemio Franchi di Firenze regalano una bella cornice di pubblico, calda e colorata, ma non il tutto esaurito dei tempi belli (le curve sono desolatamente semivuote), al secondo Cariparma – test match di novembre degli azzurri, nonostante l’avversario siano i due volte campioni del mondo dell’Australia, numero 3 del ranking mondiale, qualcosa vorrà pur dire…..

Ennesima novità in mediana dove ritorna Orquera ed esordisce Gori, anche la prima linea è rivoluzionata con il ‘barone’ Lo Cicero ed Ongaro dal primo minuto.

A differenza che con l’Argentina il primo quarto d’ora è di quelli terribili, c’è una sola squadra in campo, i ‘wallabies’, che disegnano gioco di alto livello, sempre alla mano da ogni zona del campo, la nostra difesa decide di aspettare e rinculare facilitando così l’avanzamento territoriale degli australiani.

Gori superato (foto ansa)

Due minuti e siamo già sotto con un piazzato di Barnes, l’Italia soffre, incapace di costruire alcunchè in avanti e, quel che è peggio, disarmata di fronte alle ondate dei gialli, che all’8° vanno in meta con Mitchell al termine di una irresistibile azione multifase, Barnes trasforma agevolmente e siamo già sotto 10-0 dopo dieci minuti.

Finalmente riusciamo a mettere il naso nella metacampo avversaria e conquistiamo una punizione che Bergamasco riesce a trasformare per il 10-3.

Passano pochi istanti e l’ennesimo fallo azzurro regala una nuova punizione agli australiani che Barnes trasforma senza problemi riportando i suoi avanti di dieci punti sul 13-3.

Ma qualcosa cambia nell’atteggiamento in campo degli azzurri che ora difendono meglio, duri e compatti, avanzano anzichè aspettare e combattono stoicamente a difesa della nostra area di meta, con placcaggi duri e precisi, riuscendo a fermare i ‘wallabies’ per ben due volte a due passi dalla linea fatale, dando una prova di forza difensiva che sgretola la spavalda e tracotante sicurezza  degli avversari, i quali, improvvisamente, perdono la musicalità delle loro giocate arenandosi in un possesso stucchevole ed improduttivo.

un placcaggio forte (foto ansa)

L’Italia riparte dalla mischia, tornata, per una volta dominante, che sgretola quella australiana costringendola a collassare e commettere falli in serie.

Un piazzato di Orquera da oltre metacampo, che solo dopo quasi 5 minuti di attesa per studiare l’instant replay viene convalidato, ed un altro di Bergamasco a fine frazione, fissano il punteggio su un dignitoso e incoraggiante 9-13.

bergamasco prepara la piazzola (foto ansa)

Tutti a questo punto ci aspetteremmo il prepotente crescendo azzurro che tutto spazza via, approfittando dello smarrimento avversario ed invece non succede nulla di tutto ciò, anzi, si rivede il solito copione trito e ritrito, gli italiani si afflosciano incapaci di andare oltre la mera difesa, gli australiani non esitano ad abbandonare il loro scintillante piano A, ormai scoperto ed inneficace, e propongono un umilissimo piano B, fatto di pazienza, sacrificio ed attesa, puntualmente ripagata dal calo fisico e di disciplina degli azzurri, che concedono punizioni su punizioni che l’infallibile cecchino Barnes, 8 su 9 dalla piazzola per lui, giustamente alla fine nominato man of the match, trasforma senza tentennamenti riportando lontanissimi i suoi su un rassicurante 25-9.

Castrogiovanni atterra un australiano (foto ansa)

A questo punto agli azzurri non resta che l’orgoglio e, come spesso è accaduto nelle tante sconfitte che costellano la storia della nostra nazionale, sospinti dal tifo fiorentino, riescono a varcare, dopo una prolungata ed insistita azione, la linea fatale con il flanker Barbieri, alal sua prima meta in azzurro, che fissa il punteggio su un dignitoso 14-25, visto che Bergamasco fallisce una facile trasformazione.

Ma, come contro l’Argentina, ci è fatale il tempo di recupero, una mischia ad introduzione azzurra vede l’ovale uscire troppo presto e sorprendere il mediano azzurro ( ma che c….o guardava dico io) regalando la più facile delle mete a McCalman, Barnes non sbaglia la successiva facile trasformazione, fissando il risultato finale su un poco soddisfacente, ma non proprio umiliante 32-14, che comunque non rispecchia completamente quanto visto in campo.

Sono 40 anni che guardo rugby e mi entusiasmo, prima per il 5 nations, ora per il six, e i vari test match, ma la mia pazienza verso gli azzurri ha superato il livello di guardia.

Mi sono davvero stancato di vedere una squadra che fa sempre un passo in avanti e due indietro, che commette gli stessi errori, che non progredisce mai, che persevera in un gioco senza sbocchi e senza futuro!!!

In qualsiasi altro sport e situazione la gente avrebbe già da molto tempo voltato le spalle ad una squadra che sa solo perdere, che avvilisce e non regala mai sorrisi e gioie, dunque temo che ormai l’apertura di credito all’Italrugby si stia inesorabilmente esaurendo, e come non capirlo.

In questi 10 anni di 6 nazioni si sono succeduti 4 allenatori (2 neozelandesi, un francese ed un sudafricano) e centinaia di giocatori ma nulla è cambiato, anzi, se possibile, le cose sono peggiorate, gli altri hanno avuto momenti si e momenti no, sono magari passati dal cucchiaio di legno al grande Slam (Galles), noi no, continuiamo ad entrare in campo per perdere dignitosamente e con uno scarto non umiliante, ma così non si può andare da nessuna parte, si fa solo entrare profondamente la sconfitta nel proprio DNA, allora che fare?

Lasciare il Six Nations e rendersi conto che mai arriveremo, non dico a vincerlo, ma neppure a giocare alla pari tutte le partite, vincendone più di una o due?

Aspettare che l’esperienza Celtic League produca i suoi effetti benefici e ci restituisca giocatori motivati e competitivi?

Per ora non possiamo, ahinoi, che aspettare e sperare, ma vedere sempre e solo sconfitte è davvero troppo pesante da digerire….

Comunque, ora come e più di prima, Forza Italia!       

Nuovo scenario per i test match Cariparma di novembre, il Bentegodi di Verona, ma il risultato per gli azzurri contro i cugini argentini non cambia.

La giornata è una di quelle tipiche dell’autunno padano, cielo plumbeo, nebbiolina ed umidità che ti entrano nella schiena, ma la cornice di pubblico è importante, anche se non c’è il tutto esaurito, ed assicura il calore necessario ad un impegno così sentito, il derby con i Pumas. 

L’inizio degli azzurri è incoraggiante, l’ovale corre veloce da una parte all’altra del campo, c’è la volontà di provare a giocare al largo, nei primi 10 minuti per ben due volte Parisse si trova lanciato, uno contro uno, verso la linea di meta avversaria, ma sceglie sempre la soluzione errata, un calcetto ed un passo dell’oca, che permettono all’avversario di avere la meglio.

un azione azzurra

Il netto predominio, dopo il primo calcio sbagliato, è fissato finalmente da un nuovo tentativo, questa volta a buon fine, di Mirco Bergamasco al 10°.

L’Argentina però si compatta ed inizia a difendere avanzando, non permette più giocate facile e dopo il primo impatto riesce sempre a trovare l’ovale per ripartire. Pareggia Contepomi con un piazzato al 17°.

La partita diventa caotica, il ritmo cala, i Pumas iniziano ad attuare il loro piano di gioco, difesa ferrea e reattiva sui punti di impatto e calci di spostamento secondo il collaudato schema del ping pong.

Sbaglia un piazzato Contepomi, cosa per lui inusuale da quella posizione, e Bergamasco ci porta nuovamente avanti al 29°, ma proprio nel finale l’arbitro neozelandese assegna un nuovo piazzato ai Pumas che questa volta Contepomi piazza in mezzo ai pali fissando sul 6 a 6 il risultato all’intervallo.

La ripresa vede un ‘Italia sempre meno autoritaria, il gioco non sgorga più fluido e si impantana sulla munita linea difensiva argentina che diventa insuperabile, ci grazia ancora Contepomi da ottima posizione.

Ma da un’azione d’attacco azzurra, esauritasi nei 22 metri ospiti, anzichè il calcio in touche nasce una fulminea ripartenza con le due ali dei Pumas che scherzano con i difensori azzurri e, Rodriguez, lanciato da Amorosino, dopo una fuga lunghissima viola la nostra linea di meta al 49°, Contepomi aggiunge anche i due punti della trasformazione portando i suoi avanti 13-6.

Gli azzurri non ci stanno e ritornano vigile e propositivi, attaccano con tutte le proprie forze e costringono gli avversari al fallo, ma per ben due volte l’Italia rinuncia a piazzare e va in touche nei 22 avversari, ma la dura battaglia nei pressi della linea di meta avversaria viene sempre vinta dai Pumas.

La partita è vibrante quanto dura, un nuovo fallo argentino regala un piazzato agli azzurri che Bergamasco trasforma al 68°, ma passano appena due minuti e l’arbitro punisce non si sa bene cosa, permettendo a Contepomi di ristabilire, al 70°, le distante sul 16-9.

Spinti dal tifo e dall’entusiasmo dei fans azzurri l’Italia tenta l’ultimo sforzo costringendo i Pumas ad arretrare e a commettere falli su falli nei 5 metri finali, due mischie fatte crollare dai Pumas originano la meta tecnica, trasformata da Bergamasco che porta il risultato sul 16-13 al 79°.

Non c’è però più tempo e sull’ultima mischia a cavallo dei nostri 22 l’arbitro assegna una punizione per off side ai Pumas, il tempo è gia’ scaduto, ma Contepomi, dimostrando poco tatto e rispetto, anzichè tirare fuori piazza per impinguare il proprio bottino personale e fissare il risultato finale sul 22-16 che punisce oltre misura gli azzurri, una vera caduta di stile per il cecchino argentino.

felipe contepomi

Dunque per l’ennesima volta gli azzurri sfiorano l’impresa ma non ce la fanno, come sempre le partite con i Pumas sono all’ultimo respiro, chiuse nel punteggio e nel gioco, ma gli argentini sono ancora una volta stati bravi a capitalizzare sui nostri errori, attuando il loro piano di gioco fatto di difesa e calci di spostamento.

Gli azzurri hanno avuto il grande torto di non capitalizzare nel primo quarto d’ora, quando erano riusciti a giocare alla mano e vincere gli scontri nei punti di impatto, e forse nell’ostinarsi a non piazzare due calci non impossibili perdendo la successiva battaglia sulla linea di meta avversaria.

E adesso sotto con l’Australia, ma la vedo dura…..